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Fresca, leggera, ben battuta, a mucchi, con gobbe, ghiacciata, levigata, gessosa, profonda, ventata, bagnata, pesante... ogni occasione è buona per rientrare alla base con un gran sorriso.

Sciare sulla neve frescaLa neve è sempre bella, per definizione... Affermazione esagerata? Penso proprio di no! È la semplice, ulteriore presa di coscienza che sciare è veramente e sempre bello, non solo su piste perfette ma anche su terreni che non si prestano ad una sciata da «precisini». È la prima riflessione su cui voglio soffermarmi nel momento in cui, per il terzo anno consecutivo, mi accingo a scrivere di tecnica su questa rivista. La prima cosa che voglio ricordare (anche a me stesso) e che mi sento di raccomandare a voi appassionati di ogni livello tecnico e soprattutto ai «pistaioli puri e duri», è di non escludere dai nostri obiettivi la capacità di sciare su terreni diversi, perchè i vari tipi di neve possono essere più o meno difficili da interpretare e da sciare, ma non esiste una neve che non possa divertire e soprattutto insegnare qualcosa di nuovo. Dipende da noi, solo da noi. Dalla nostra capacità, psicologica ancor prima che tecnica, di far fronte alle situazioni più impegnative tirando fuori grinta, fantasia e destrezza, con lo spirito libero da pignolerie tecniche e volto piuttosto al piacere di sentirsi abili in ogni circostanza. Non sto esortando all’imprudenza, sia ben chiaro, ci sono molte vie di mezzo tra il cercare sempre la bella traccia di gatto appena battuta ed il saltare dalle rocce come si vede nei film. È frequentando queste vie di mezzo, con una buona conoscenza dei fondamentali motori e tecnici, buona determinazione e meno preoccupazioni formali, che possiamo godere in modo più ampio dei grandi piaceri dello sci. Libertà, destrezza e gioia. L’onda del freeride (benvenuta!) ci dà l’occasione di tornare a parlare di uno sci completo; è l’occasione per prendere coscienza, una volta di più, che se la pista è l’ideale per soffermarci su molte e indispensabili analisi tecniche, il saper sciare non deve fermarsi al tirare le curve più o meno sugli spigoli. E se proprio ci piace solo sciare in conduzione su piste perfette, convinciamoci che sciare in condizioni «meno perfette» ci può dare sensazioni e stimoli nuovi e quel qualcosa di più che in pista si tradurrà in sensibilità, prontezza, brillantezza, creatività. In questa rubrica «Check Point» parleremo come sempre di tecnica; cercheremo di farlo in modo chiaro, preciso e concreto affinché il tutto non resti solo teoria, bensì un insieme di suggerimenti pratici applicabili con successo nella realtà, ma come sempre non smetteremo di raccomandarvi di non lasciarvi sopraffare da una inutile idea stereotipata di stile (parolaccia!) e cercheremo di stimolarvi a comprendere a fondo il tempo, i ritmi dell’azione, la direzione e lo sviluppo dei movimenti, ecc.... Vi ricorderemo spesso che un gesto imparato in condizioni ideali deve poter essere applicato in situazioni diverse se lo si vuole considerare veramente acquisito e utile, con tutte le varianti e gli adattamenti del caso. Diversamente rimarremmo dei «marinai d’acqua dolce» anziché diventare veri «lupi di mare» capaci di governare la barca anche conmare mosso. Una considerazione sullo sciatore italiano e sullo sciatore «straniero», che ora vi dirò, mi induce a proporvi che per raggiungere il risultato è necessario un importante cambio di mentalità, o meglio, un arricchimento della mentalità sciatoria italiana con qualcosa che possiamo imparare osservando sciatori di altri Paesi. Vivendo e lavorando da molti anni alle 2 Alpes e vedendo sciatori di nazionalità diverse rientrare in hotel dopo una giornata di sci «difficile» (neve profonda, o a mucchi, o nebbia e nevischio, ecc.) ho riscontrato che francesi, belgi e inglesi tornano a valle immancabilmente con un sorriso fino alle orecchie, mentre noi italiani tendiamo spesso a storcere il naso, ce la prendiamo con il materiale non idoneo, con la scarsa visibilità, coi mucchi di neve, e via dicendo. La differenza è sostanziale: gli uni si divertono nel superare le difficoltà e ad affermarsi sulle stesse, noi ci lasciamo abbattere dalle stesse difficoltà perchè mettono in crisi l’immagine che vorremmo avere di noi stessi: bella, precisa, tecnicamente ineccepibile; una costante ricerca di eleganza che sembra quasi essere l’unico valore a cui far riferimento e che porta inevitabilmente ad apprezzare solo le situazioni di neve e di pista comode e ideali. Morale della favola: continuiamo a studiare la tecnica (perchè questa voglia di noi italiani è il punto a favore rispetto agli sciatori di altri Paesi) e ad aspirare all’eleganza e alla bellezza del gesto (perchè questo è nei nostri geni), ma convinciamoci che in uno sport di destrezza come lo sci l’eleganza viene dalla dinamicità dell’azione e dalla scioltezza nei continui adattamenti e recuperi, non da posizioni più o meno ben riuscite. Sviluppiamo quindi le nostre capacità senza fuggire le difficoltà, divertiamoci a cercarle, accettarle, superarle.... e saremo gli sciatori più belli e felici del mondo.
E soprattutto...sorridiamo alla neve, comunque essa sia!

 

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