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Una sciata dinamica, brillante, sportiva e sicura non può prescindere dalla messa a punto dell’angolazione e della centralità cioè  dell’equilibrio laterale e di quello antero-posteriore.

Obiettivo: gli «equilibri»Torniamo a parlare di equilibrio dopo aver analizzato nei due numeri precedenti l’assetto laterale (angolazione) e la centralità. Nella foto di apertura, Paolo Malfatto ci mostra una perfetta centralità nella fase di chiusura curva, preparazione e appoggio del bastoncino, spunto per l’inizio della nuova curva. Nella foto grande della pagina seguente vediamo Matteo Brogliatto impegnato nell’uscita da una porta di slalom gigante ed è evidente come l’abbinamento di angolazione e centralità produca un’azione decisamente dinamica. Il primo obiettivo per lo sciatore in fase di perfezionamento è quindi di comprendere a fondo questi due elementi fondamentali. Il secondo obiettivo è di abbinarli correttamente, per ottenere un’azione ben distribuita nel tempo e nello spazio ed eseguita con la giusta intensità. Il terzo obiettivo è di saper variare tempi ed intensità in funzione del tipo di neve e di pendio e secondo il proprio gusto interpretativo. Questo può significare in molti casi «smontare» il proprio gesto tecnico e gli automatismi acquisiti in diversi anni di pratica, per ricomporli sulla base di nuove sensazioni. Da ricercare con esercizi inconsueti quanto semplici ed efficaci, con un atteggiamento mentale di apertura al cambiamento, con un impegno notevole che diventa fonte di grandi soddisfazioni e divertimento. È ciò che la Jam Session propone agli allievi con i programmi speciali dei corsi «full immersion », stages intensivi il cui obiettivo è di far comprendere l’essenza del gesto tecnico attraverso una serie di interventi di cui riassumiamo i temi più importanti: a) analisi e presa di coscienza del proprio modo di sciare, sviluppo della capacità di percepire e descrivere la propria azione e le proprie sensazioni; b) comprensione degli elementi fondamentali del gesto tecnico (matrici motorie); c) comprensione del concetto di «vincolo», cioè del significato della presa di spigolo e di ciò che ne consegue; d) individuazione dei movimenti inutili e delle convinzioni errate; d) percezione del corpo per ottenere gli assetti corretti; e) staticità e dinamicità: collocazione e sviluppo dei movimenti fondamentali durante la curva, rapporto movimenti/spazio/tempo, sensazioni; f) distribuzione e variazione dei carichi durante una curva, intensità della contrazione muscolare; g) ritmi, cadenze, archi di curva e traiettorie; h) imparare ad osservare le proprie prove al video; h) atteggiamento mentale: la disponibilità al cambiamento, il piacere di sperimentare, provare il nuovo con determinazione, ecc. Questi e molti altri ancora sono i temi che vengono trattati, sia sulla neve, sia in aula e nelle sedute «a secco».

Angolazione nella sciataLa successione degli interventi è frutto di molti anni di esperienza, di un continuo aggiornamento, di una costante ricerca del migliore modo di comunicare all’allievo. In questo tipo di corsi si cerca di ridimensionare molti luoghi comuni e convinzioni radicate, a favore di una tecnica più essenziale e concreta. Il risultato è una sciata efficace, atletica ed elegante al tempo stesso. Una tecnica che consente di sfruttare al massimo le proprie qualità motorie, una base sicura che permette di esprimere creatività e fantasia o di raggiungere elevate prestazioni agonistiche. In questa puntata ci limitiamo ad evidenziare alcuni comportamenti tecnici tipici, che si riscontrano in sciatori di livello medio-avanzato. Questi comportamenti condizionano fortemente l’azione e devono essere radicalmente modificati se si aspira ad una sciata moderna e dinamica. In genere gli sciatori di questo livello sono suscettibili di grandi miglioramenti attraverso un opportuno programma didattico. Nei prossimi numeri ci proponiamo di entrare nel vivo delle proposte tecniche più importanti per un decisivo salto di qualità.

 

 

 

 

 

 

 Atteggiamenti tipici nella sciata

 

Attegiamenti tipici

1. Luca ha una buona determinazione, ma la tendenza a «schiacciare» sulla caviglia esterna lo porta ad incastrare le ginocchia una nell’altra; dovrebbe ricercare la presa contemporanea dei due spigoli inclinando anche la tibia interna alla curva per ottenere un effetto direzionale molto maggiore ed una presa più efficace. Molto personale e da modificare l’assetto delle braccia.
2. Manuela ha un buon assetto nelle curve filanti, ma con una leggera tendenza a contro-ruotare eccessivamente il bacino; ciò la rende un pò statica nelle curve lunghe con un cedimento a livello di bacino e ginocchia con conseguente interruzione dei movimenti e perdita di efficacia della presa di spigolo. Da curare anche l’impugnatura del bastoncino e la direzione dell’oscillazione.
3. Marco ricerca giustamente l’inclinazione degli arti inferiori e l’opposizionelaterale del busto, ma non l’accompagna con un opportuno piegamento delle caviglie. Ha la muscolatura degli arti inferiori molto contratta ed i suoi «cambi» mancano di plasticità, passa rigidamente da un assetto a quello opposto ed il risultato è di trovarsi spesso sullo sci interno.
4. Claudia riesce senza problemi a differenziare l’inclinazione laterale del tronco rispetto a quella degli arti inferiori; il busto troppo eretto ed il voler tenere sempre le braccia a posto la rendono piuttosto rigida ed arretrata. Questo non favorisce la percezione del contatto sci-neve. Deve eseguire esercizi per sensibilizzarsi alla ricerca dello spigolo, mantenendo un completo relax della parte alta del corpo.

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