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Non dalla testa ai piedi, bensì il contrario. Partiamo dal basso verso l’alto per capire l’efficacia della nostra sciata; il vincolo sci-neve è il punto di partenza, l’origine delle «gioie» e dei «problemi» dello sciatore.

Jam Session Ski TeamLe prestazioni degli sci di nuova generazione possono essere riassunte sinteticamente nella capacità di eseguire curve condotte di raggio ridotto a velocità non eccessive (quindi alla portata di molti), con una conduzione ed una tenuta perfetta. Lo sappiamo ormai tutti, se ne parla da diversi anni. Ancora troppo spesso però, anche tra gli sciatori evoluti, si ricercano soluzioni tecniche ed estetiche come se fosse solo una questione di anche, busto, braccia, ecc. E i piedi e gli spigoli? In genere se ne parla poco e nella pratica si fatica a percepire la differenza tra una derapata ed una conduzione. E invece, è proprio nell’efficacia del vincolo e nella capacità di gestione dello stesso che si evidenziano le capacità di uno sciatore; chi vuole veramente imparare deve quindi curare la «sordità» dei piedi anziché pensare alla «posizione » di questa o quella parte del corpo. È dal fine lavoro dei piedi e da come i questi sanno leggere il contatto con la neve che derivano i segnali utili per la più esatta e rapida ricerca degli equilibri dinamici; ed è solo con buoni equilibri che lo sciatore può esprimere efficacia ed eleganza al tempo stesso. Capire il signiaficato di vincolo è quindi di fondamentale importanza. È la priorità, perchè è dalla messa a punto di questo elemento che altre capacità motorie utili allo sciatore potranno svilupparsi più rapidamente. Vorremmo scriverlo a caratteri cubitali sulle tre pagine che abbiamo a disposizione: VIN - CO - LO. Ovviamente non possiamo farlo, ma crediamo che a questo punto il concetto sia chiaro. Prima di tutto, pensiamo alla più elementare e generica definizione del termine vincolo: il vincolo è qualcosa che limita o impedisce una libertà.

1 Il primo passo per percepire e comprendere l’intensità del contatto piede-spigolo-neve può essere semplicemente una salita a scaletta a piccoli e veloci passi; poi si possono eseguire molte diagonali con assetto di presa di spigolo costante; poi curve verso monte dalla diagonale incrementando la presa unicamente con i piedi e lo spostamento laterale del ginocchio a monte; poi passi di giro verso monte; poi ancora curve con passo di giro. L’uso di sci cortissimi facilita la ricerca delle sensazioni «da superconduzione».
2 Osserviamo l’inclinazione laterale dei piedi, che deve raggiunge spesso valori molto elevati nella fase centrale ed in chiusura curva. All’interno dello scarpone le piante dei piedi (sia esterno che interno) e le caviglie devono «lavorare» continuamente durante la curva per incrementare l’angolo di incidenza e dare via via maggiore solidità alla presa di spigolo, contrastando la tendenza dello sci ad appiattirsi sulla neve. È importante concentrarsi su questo elemento mentre si scia, in quanto favorisce l’assunzione di un’angolazione globale del corpo proporzionata alle esigenze; ciò evita cedimenti delle anche e del busto, dovuti di solito alla ricerca artificiosa di assetto della parte alta del corpo (rotazioni eccessive dell’anca, busto troppo verso valle, ecc.)
3 Le tibie e le ginocchia si sono spostate lateralmente mantenendosi piuttosto parallele, accompagnando e dando stabilità all’incremento della presa di spigolo comandato dal
piede. A loro volta le ginocchia possono «comandare» significativi aumenti o diminuzioni della presa di spigolo per gestire al meglio la fase di chiusura curva in funzione della massima scorrevolezza.
4 L’allineamento del femore con la tibia costituisce il pilastro/ammortizzatore attraverso il quale devono farsi equilibrio la risultante delle forze dovute al moto dello sciatore e la reazione del terreno; il perfetto allineamento di anca,
ginocchio e vincolo (in particolare l’interno del piede esterno alla curva) è la migliore garanzia per poter esprimere la massima resistenza alle forze e la migliore modulazione dei carichi. Il ginocchio è il regolatore di questo allineamento. L’avanzamento eccessivo dell’anca interna alla curva provoca il disallineamento di vincolo-ginocchio-anca interni alla curva con conseguente appiattimento dello sci interno, perdita di effetto direzionale e non ottimale distribuzione dei carichi.
5 e 6 L’assetto globale dello sciatore e la foto specchiata mettono in evidenza l’enorme spostamento laterale tipico della sciata moderna in una successione di curve. È evidente come questo sia l’aspetto fondamentale e si può intuire quanto sia importante acquisire la massima confidenza e scioltezza con questo movimento superando la soglia della paura di cadere. Considerando che tali inclinazioni possono esistere solo se il vincolo è efficace, possiamo sintetizzare dicendo: materiale ben preparato, concentrazione mentale sull’azione dei piedi e sulla stabilità della presa di spigolo, scioltezza per tutta l’ampiezza del movimento laterale globale, ricercare solo lo spostamento lateraleavanti evitando estensioni volontarie, non avere fretta nel ricercare angolazione con l’anca e opposizione del busto, ma abbinarle con gradualità all’incremento dell’inclinazione laterale globale.

Nel caso dello sciatore il vincolo si identifica con il termine «presa di spigolo», quell’aggancio dello sciatore al terreno che limita o impedisce la derapata, consentendo allo sci il 100% di scorrimento in avanti lungo la traiettoria ideale e riducendo a zero le sbandate laterali indesiderate. Per non cercare troppe scuse nell’attrezzatura abituiamoci a sciare con gli sci ben preparati e a ragionare come se una buona presa di spigolo dipendesse solo per il 10% dal tipo e qualità dello sci, per il 20% da un corretto assetto del corpo e per il 70% dall’abilità dei nostri piedi. L’analisi della bontà della nostra sciata, così come il confronto con le foto dei campioni, può essere effettuata facendo riferimento in successione a quattro aspetti diversi, partendo dal basso verso l’alto. A) L’angolo di incidenza sci-neve e la deformazione dello sci: osserviamo se le solette dei due sci formano lo stesso angolo con il terreno o, al contrario, hanno angoli nettamente diversi. Angoli simili sono buon segno, sintomo di un buon controllo del movimento laterale dei piedi e di un sufficiente parallelismo degli arti inferiori nel segmento piede-ginocchio. Se la foto consente di evidenziare una certa deformazione degli sci abbiamo la conferma che la sciata è supportata da un buon tono muscolare. B) L’assetto globale dello sciatore, cioè il grado di inclinazione dell’intera struttura dello sciatore in curva e l’analisi più particolare delle inclinazioni dei vari segmenti corporei. La grande massa di bacino-bustotesta si sposta notevolmente verso l’interno curva in modo da creare i presupposti di equilibrio con l’effetto centrifugo proprio di quella massa a quella velocità, in quel tipo curva, e da convogliare la risultante verso il punto di vincolo con il terreno. La riuscita della curva dipende contemporaneamente (e principalmente) dall’adeguatezza dell’inclinazione generale del corpo alla curva in questione e dall’efficacia del vincolo. C) La resistenza della struttura ai carichi (la capacità del corpo a sopportare i carichi e a dare stabilità alla presa di spigolo). D) La variazione dell’intensità dei carichi durante la curva (la capacità di esprimere un impegno muscolare crescente durante la curva, adeguato istante per istante alle necessità). Gli aspetti C e D sono fondamentali per dare efficacia al vincolo, ma ne parleremo nella prossima puntata. Per oggi ci fermiamo all’osservazione di alcune foto in relazione ai primi due punti di cui sopra e restiamo a disposizione di quanti volessero approfondire o fare commenti ed osservazioni, che potranno scriverci all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

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