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Staticità? Presa di spigolo approssimativa? Jam Session dice: occhio all’efficacia del vincolo. E poi passiamo dalla mentalità della «posizione» a quella del «movimento»...per voltare pagina!

 Nella scorsa puntata abbiamo parlato di come analizzare la sciata e di come sia importante, quando guardiamo un video o una foto, procedere dal basso verso l’alto, «dai piedi alla testa». Abbiamo suddiviso l’analisi in quattro fasi, o temi, e ci siamo occupati dei primi due: A) L’angolo di incidenza sci-neve; B) L’assetto globale dello sciatore. Questo tipo di approccio ci consente di valutare lo sciatore dal punto di vista dello «schema statico», cioè di verificare se esistano i  presupposti per un buon equilibrio e per una buona presa di spigolo. È interessante riflettere sul fatto che questi sono solo presupposti e che ad un buon angolo di incidenza e ad una buona angolazione generale non è detto che corrispondano una buona presa ed una precisa conduzione. Vi sarete tutti accorti (o magari lo avrete fatto inconsciamente) che, a parità di angolazione, la presa dello sci sulla neve dipende molto da come contraiamo i muscoli, in particolare dell’arto inferiore esterno alla curva e del sistema piede-caviglia, per dare solidità allo spigolo e all’intera struttura. Otteniamo migliore conduzione con un tono elevato ed un uso attivo e in crescendo della contrazione muscolare, derapata invece quando si tengono i muscoli ed i piedi «molli» e poco reattivi che provocano  cedimenti anche minimi della struttura.
La capacità di mantenere ed incrementare l’angolo di incidenza e la capacità del vincolo di tenerci agganciati al terreno dipendono quindi in gran parte, oltre che dall’assetto del corpo, da come la struttura sa generare e nello stesso tempo resistere ai carichi utili a creare la traiettoria desiderata. Ecco allora che il terzo tema «C) La resistenza della struttura ai carichi», ed il quarto «D) La variazione dell’intensità dei carichi durante la curva» diventano estremamente importanti nella valutazione della sciata in quanto da questi due aspetti dipende molto il poter definire la sciata «attiva e dinamica» oppure il doverla definire «passiva e statica». Dato che il vincolo è il punto in cui si concretizza il rapporto tra sciatore e terreno, la sua efficacia è senz’altro un obiettivo primario, da tenere ben presente quando si scia ad un livello discreto-buono e si vuole fare il salto di qualità. È quindi d’obbligo tornare a parlare della sensibilità e della stabilità laterale del blocco piede-caviglia. Affinché l’angolo di incidenza impostato possa essere mantenuto ed incrementato al crescere delle sollecitazioni, indirizzando con precisione i carichi sullo spigolo/vincolo, non basta la rigidità laterale dello scarpone; questo è un supporto determinante, ma la «vitalità» e l’ottimizzazione della presa di spigolo dipendono enormemente dal controllo attivo e tonico di piede e caviglia. E se la natura non ci ha dotati di quel talento sopraffino che pochi eletti dai «piedi buoni» possono vantare, non ci resta che imparare. Si può, almeno fino ad un livello degno di rispetto. Salvo errori macroscopici che dovessero condizionare fortemente l’equilibrio, è inutile continuare a concentrarsi sul perfezionamento della parte alta del corpo; dobbiamo invece affinare le capacità di gestione della presa di spigolo con esercizi che ci abituino a percepire il lavoro dei piedi, a migliorare la capacità di lettura delle sollecitazioni e di controllo fine dell’equilibrio. Ne esistono a centinaia, a secco e sulla neve, da quelli con le tavolette propriocettive agli esercizi di equilibrio con prese di spigolo eseguite senza scarpe su piano inclinato, a tutta una serie di esercizi sulla neve che vanno dalla scaletta alla diagonale, alle curve in posizione aerodinamica, alle curve con gambe completamente distese e rigide, al passo di giro, all’uso di sci cortissimi, a percorsi particolari, a situazioni che richiedono destrezza-rapidità-reattività senza lasciare spazio a pensieri che non siano l’essere pronti ed efficaci con i piedi. L’obiettivo, al di là dei benefici immediati di questi esercizi, è di «convincerci» a spostare la nostra attenzione su ciò che sentono e che fanno i piedi, rendendo questo tipo di attenzione un automatismo che si sostituisce all’abitudine troppo radicata di pensare prevalentemente alle braccia, all’anca, al busto, ecc. Migliorare la percezione e la qualità dell’azione dei piedi porterà a rendere attivo tutto il nostro corpo e migliorare automaticamente l’equilibrio, a dosare e differenziare l’intervento muscolare degli arti inferiori, a percepire l’effettiva intensità dei carichi, a perfezionare l’azione degli spigoli e della guida fine, a correggere o compensare spontaneamente alcuni atteggiamenti errati della parte alta del corpo. Potremo allora provare con moderazione ed essenzialità ad ottimizzare l’assetto, salendo pian piano al bacino, al busto, alle braccia, ma vigilando a che le nuove attenzioni non inibiscano o annullino i risultati di cui sopra.
Non dovremo incorrere nell’errore di voler perfezionare all’inverosimile la «posizione » di questo o quell’elemento con una costante «paura di scomporci» ed il risultato di una sciata statica. Dovremouscire de-fi-ni-ti- va-men-te dalla mentalità della «posizione» ed entrare convinti in quella del «movimento ». Il che significherà capire ancora meglio la tipologia dei movimenti, la loro funzione, la loro direzione, i tempismi esecutivi, le variazioni di intensità dello sforzo muscolare nel tempo e nello spazio. E per riuscire a realizzarli dovremo imparare a programmare mano a mano ed in anticipo la nostra azione, anziché fossilizzarci su ciò che stiamo facendo in un preciso istante (a gestire l’istante saranno i piedi, se bene educati). Acquisito questo automatismo «mentale» potremo trasformare la nostra sciata in un film anziché nella foto della «bella statuina».

1. Gli sci cortissimi tendono a “traballare” se tenuti piatti; inducono quindi alla ricerca di una immediata presa di spigolo e stimolano i piedi ad un continuo controllo della direzione e dell’equilibrio.
2. Anche per i buoni agonisti un ciuffetto sistemato sopra l’ingresso di una porta di gigante stimola l’intervento dei piedi nel momento di attacco curva e, limitando lo spazio utile, costringe ad un rapido incremento di angolazione e ad una rapida risoluzione della curva.
3. Piero, sciatore non professionista, ha piedi buonissimi e qualità motorie invidiabili. È arrivato a questo livello grazie alla sua capacità di sentire il terreno ed al buon istinto per la velocità e i tempismi esecutivi. Queste sono le qualità che ogni sciatore anche di minor talento dovrebbe cercare di sviluppare.
4 - 5. In queste due foto è evidente come la «presenza» dei piedi gestisca in tempo reale il contatto con il terreno, mentre lo sguardo e la mente dei due sciatori sono proiettate nell’azione imminente, per determinarne direzione ed intensità.

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